Non c’è più l’Escherichia coli di una volta!

Non c’è più l’Escherichia coli di una volta!

Odio il sensazionalismo dell’utilizzo del termine Killer, ma bisogna ammettere che c’è poco da scherzare di fronte ad uno dei patogeni più pericolosi con cui avremo a che fare: Escherichia coli.
E pensare che ricordo bene i miei libri delle elementari che, citandolo come principale componente della flora intestinale, lo definissero un microrganismo saprofita (ovvero senza effetti patogeni né benefici nei confronti dell’organismo nel quale si trova). E. coli ha habitat intestinale, appartenendo alla famiglia degli enterobatteri e la sua presenza negli alimenti è indice della cosiddetta contaminazione fecale degli stessi (fenomeno tutt’altro che eccezionale!).
Bisogna innanzitutto dire che effettivamente la stragrande maggioranza degli E. coli non ha attività patogena, fortunatamente. Solo alcuni sierotipi possono causare sintomi clinici e tra questi, i più famigerati sono i ceppi STEC (Shiga Toxin Producing E. coli), responsabili della letale HUS (Haemolytic Uraemic Syndrome), particolarmente letale nei confronti di bambini ed anziani.
Innumerevoli sono ormai i casi attribuiti a questi microrganismi (tra i più patogeni sicuramente i sierotipi O157:H7 e O104:H4), talvolta in forma epidemica e spesso con un tragico strascico di morti. In Europa, nel 2011, furono 50 le vittime e più di 4.000 le persone ricoverate, di cui più di 800 colpiti da insufficienza renale acuta. Allora l’alimento incriminato furono dei germogli, oggi si parla di lattughe, ma come potrete notare, spesso questo patogeno con habitat animale colpisce a seguito del consumo di vegetali, da insalata in particolare (più tipicamente mangiati crudi rispetto alle carni, che pure possono essere contaminate).
Il microrganismo non è infatti resistente al trattamento di cottura e, salvo trattamenti incompleti (carni o più spesso preparati poco cotti) o successiva ricontaminazione (per carenze igieniche), i prodotti di origine animale cotti sono sostanzialmente sicuri. Il batterio non produce infatti tossine negli alimenti.
La sua presenza nei vegetali è spiegabile con l’utilizzo di concimi organici non correttamente maturati o per contaminazione fecale delle acque di irrigazione.
Quali sono i consigli da applicare dunque? Sicuramente operare un adeguato lavaggio in acqua corrente delle verdure da consumare crude, ove possibile (specie in presenza delle categorie a rischio) seguito da un ammollo in soluzione con amuchina che risulta efficacissima nei confronti dei batteri contaminanti.

https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/18_maggio_04/usa-lattuga-killer-contaminata-dall-ecoli-vittima-121-infezioni-66833e6c-4fa0-11e8-add4-a53a42c91877.shtml

By | 2018-05-17T17:15:52+00:00 maggio 17th, 2018|Uncategorized|0 Comments

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